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Storia

ARCHIVIO BONIFICA 464Sul territorio del 1° Distretto [limitatamente al comprensorio inizialmente classificato ai sensi della legge per la montagna in data 25.7.1952 n° 991 (art. 16)] ha iniziato ad operare dal 1957 il Consorzio di Bonifica Montana dell’Appennino Parmense, costituito con D.P.R. del 21 giugno 1955. Con D.P.R. 27.10.1971 n° 2.754, il perimetro del Consorzio è stato ulteriormente ampliato in una zona classificata di bonifica integrale in base al D.P.R. 10.6.1968 n° 1.487. Nel suddetto territorio sono applicabili: • nella parte classificata montana, della superficie di ettari 188.040 secondo le delimitazioni stabilite dall’art. 16 della legge 25/7/1952 n. 991 e art. 2 della L.R. 17/8/1973 n. 30, le disposizioni della citata legge n. 991/1952, in quanto più favorevoli; • nella restante parte di ettari 25.138 trova applicazione la legge 13 febbraio 1933 n. 215. 1.4    2° Distretto (Territorio di Pianura) 1.4.1    Cenni storici Come in quasi tutta la Valle Padana, anche nel Parmense, l'azione bonificatrice ha tradizioni secolari. Vi hanno concorso, da un altro, le popolazioni agricole che, per il loro innato amore per la terra, dettero sempre volonterosamente e valorosamente opera e contributi e, dall'altro, l’istituzione governativa e le classi dirigenti, con la legislazione attivamente applicata, con lo studio dei più complessi problemi idraulici, con la loro risoluzione di volta in volta adeguata alle circostanze e con l'esecuzione delle provvidenze adottate. I primi bonificatori di cui si hanno notizie furono i Padri Benedettini e Cistercensi, i cui conventi costituirono centri di studio e formarono illustri e dotti cultori di discipline idrauliche. Sono, infatti, attribuite a loro diverse sistemazioni dei territori che più soggiacevano ai disordini idraulici, quali le attuali Bassa di Rigosa e quella di S. Polo e di S. Siro di Torrile. L’azione di bonifica intrapresa a partire dal IX sec. dagli Ordini Benedettini e in generale dalla Chiesa, consentì una ripresa della colonizzazione: i nuclei monastici di Valsarena, la Certosa, Fontevivo, Chiaravalle della Colomba, di cui rimangono notevoli esempi delle architetture, ne sono principali artefici. L’acqua, richiamata anche nei toponimi (Fontanellato, Fontaneto, Fontevivo, Copermio, Colorno, Coenzo), condizionò la presenza di insediamenti, costituendo sia una possibile via di comunicazione – ad esempio il Naviglio che collega Parma al Po – che di difesa, come nei casi delle rocche di Fontanellato, Soragna e San Secondo. Il dominio del comune di Parma e delle successive signorie fu contrastato dalla presenza di una forte nobiltà terriera, che creò le condizioni di riproposizioni del feudo e la formazione di unità territoriali autonome dal potere centrale.

ARCHIVIO BONIFICA 444La pianura si arricchì così di abitati compatti, che rivelarono strutture urbane ed architettoniche proprie degli impianti pianificati in funzione di fortificazioni e palazzi, sedi delle più ricche corti signorili del parmense, cenacoli di artisti e letterati di fama. L’ingegneria e la tecnica militare si sposarono con raffinati modelli rinascimentali e scenografie barocche: la “piccola Versailles” di Colorno, le rocche di Fontanellato, Soragna, San Secondo, Sissa e Roccabianca, la Villa Pallavicino di Busseto, Castelguelfo sulla Via Emilia e il Castello di Montechiarugolo nell’alta pianura sono le espressioni più efficaci. La Via Emilia ed il Po, principali assi coordinatori della pianura, condizionarono la viabilità, la rete dei canali e degli scoli, la distribuzione degli insediamenti, la suddivisione dei campi e la disposizione dei coltivi. L’agricoltura, fortemente integrata alla zootecnia ed all’industria dei prodotti alimentari, fu per secoli l’attività dominante, lasciando il segno di un’organizzazione territoriale difficile da cancellare. Con la rivoluzione agronomica del ‘700 si diffuse la tipica pianta padana: campi a cereali e foraggi intervallati da filari di gelsi e olmi maritati alla vite. Migliaia di case coloniche, dai grandi complessi di derivazione lombarda al diffusissimo modello della casa parmigiana, caratterizzata dal portico e dalla  “porta morta”, punteggiarono le campagne. Sin dagli inizi del 1600, con gli eredi del Cardinale Ottavio Farnese, fu disciplinata l’esecuzione delle opere di bonifica. Tali norme nel tempo saggiamente completate e rettificate, rimasero in vigore e vennero applicate con buona regola sino alle successive disposizioni  emanate nel 1821 dal Governo di Maria Luigia. In applicazione di esse, la Congregazione dei Cavamenti promuoveva gli studi delle situazioni idrauliche, ne formulava i piani ed i regolamenti e disponeva l'esecuzione dei lavori necessari agli argini ed ai cavi. Per ognuno dei lavori progettati ed eseguiti, la Congregazione procedeva al così detto "comparto", che rappresentò il ruolo di divisione della spesa a carico degli interessati ed utenti, ed anche l'atto fondamentale della Società che in tal modo veniva costituita per il mantenimento del Cavo e delle arginature, cui i lavori si riferivano. Lunghi elenchi di tali comparti esistono nell'Archivio di Stato di Parma, negli atti dei Cavamenti, riguardanti numerose opere completate nel corso dei secoli XVII e XVIII ai fiumi ed ai loro argini, ai cavi ed ai colatori diversi del parmense e dimostrano l'attività sviluppata, anche in quei lontani tempi, nella difesa delle acque e nella bonificazione di tutto il territorio, sotto le direttive date dall'unico organo a ciò proposto: la Congregazione dei Cavamenti. Il Governo di Maria Luigia con suoi regolamenti sui cavamenti per l'amministrazione della fabbriche, acque e strade, porta sensibili innovazioni alle norme precedentemente in vigore per questa materia. Non più la Congregazione ed i Consigli dei Cavamenti, soppressi, ma il corpo degli Ingegneri, dispose e vigilò su tutte le opere di difesa idraulica e di bonifica del territorio.

ARCHIVIO BONIFICA 423Poiché le spese per tali opere dovevano essere sostenute dagli aventi interessi lo Stato concorreva in ragione di un quinto. Solo per le arginature del Po venne determinato il comprensorio interessato ed in ogni comprensorio veniva istituita la Società dei possessori dei fondi inclusivi, per il riparto delle spese. Numerosissimi comprensori e Società vennero così a sorgere per opera del Corpo degli Ingegneri nella prima metà del secolo scorso; per primi, i due grandi comprensori del Po: il VII, dall'Ongina al Taro, e l'VIII, dal Taro all'Enza, per la costruzione, sistemazione e manutenzione delle arginature maestre del Po, nonché degli argini degli affluenti, fin dove potevano sentirsi gli effetti del rigurgito. Molti altri comprensori vennero formati per scoli primari e secondari e per arginature minori non incluse nei comprensori del Po. Gli scoli primari erano sotto la dipendenza immediata dell’Amministrazione di acque e strade, mentre gli scoli secondari dipendevano dalle autorità locali (Podestà) o dalle delegazioni particolari, sempre però sotto la vigilanza del Corpo degli Ingegneri. Da questi comprensori trae origine la maggior parte dei comprensori successivamente fusi nel Consorzio Unico per la Bonifica della Bassa Parmense. Gli atti costitutivi di tali Consorzi mostrano che più dell'80% di essi furono formati dal Corpo degli Ingegneri, con verbali e rapporti che risalgono al 1817 (la serie si inizia con il comprensorio del Cavo Comune di Sissa, formato in data 31 agosto 1817) e va fino al 1859. Con il nuovo ordinamento creato dalla legge sui lavori pubblici 1865, tutte queste Società si trasformarono in Consorzi idraulici di scolo e di difesa; provvedendosi dei rispettivi Statuti, vissero, quindi, di vita autonoma, salvo l'azione di vigilanza esercitata dall'Autorità Prefettizia per la parte amministrativa e dal Genio Civile per la parte tecnica. I numerosi Consorzi (128 individuati nel perimetro del Consorzio Unico) svolsero azione slegata ed indipendente, limitata, salvo qualche eccezione, alla pura manutenzione dei cavi ed argini.

ARCHIVIO BONIFICA 300I Consorzi idraulici Ongina-Taro e Taro-Enza, succeduti rispettivamente al VII ed VIII comprensorio del Po, continuarono nella sistemazione e manutenzione di alcune arginature secondarie, già di pertinenza del Comprensorio, ma non ammesse alla seconda categoria. Nel 1894 la Deputazione Provinciale deliberava di assumere l'iniziativa della costituzione di tre Consorzi Obbligatori per la bonifica della parte bassa della Provincia: Ongina-Taro, Taro-Parma e Parma-Enza. Risposero a tale iniziativa ed, anzi, in parte la precorsero, i proprietari della parte bassa del bacino idrografico di Rigosa, fra l'Ongina ed il Taro e quelli dei terreni fra il Canale Naviglio Navigabile e l'Enza, nella zona Parma-Enza. Sorsero così fra il 1903 ed il 1905 due Consorzi obbligatori, quello di Rigosa e quello di Mezzani, che dapprima classificati in II^ Categoria, e che a seguito di importanti lavori portati a termine negli anni successivi, ottennero la classifica in I^ Categoria. Sul parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (n. 2381 del 13 settembre 1929 e n. 806 del 14 marzo 1930) e con D.M. n. 3067 del 14 giugno 1930, i comprensori dei Consorzi di Rigosa e Mezzani vennero ampliati per comprendere tutta la così detta Bassa Parmense. Nel 1930, con R.D. 22 agosto n. 3257, venne costituito il Consorzio Unico di Bonifica che, come tale, raggruppò nel suo comprensorio tutti quei Consorzi di scolo e di difesa preesistenti. Alla insufficiente, slegata e spesso contrastante attività di un mosaico di oltre un centinaio fra piccoli e medi Consorzi, venne così alla fine sostituita quella coordinatrice e fattiva di un solo Ente. In ultimo, merita ancora un particolare cenno, l'ampliamento che il comprensorio del Consorzio Unico ebbe nel 1941, per comprendere in esso tutto il territorio dominato dalla rete dei Canali Sanvitale. Tale rete di canali, alimentata dalle acque del Taro, di suoi affluenti e di sorgenti, si estendeva in sinistra del torrente stesso dalla confluenza del T. Ceno sino ai confini meridionali del Comune di S. Secondo, alimentando utenze agricole ed industriali. ARCHIVIO BONIFICA 1Il diritto di derivazione del Taro ed affluenti risale sino al 1394, anno in cui venne rogato il primo atto di investitura fatto dall'allora Vescovo di Parma, Giovanni Rusconi, a favore della Nobil Casa dei Conti Sanvitale. Questa nel 1922, ai sensi del R.D. 1.10.1919 n. 2161, ebbe a presentare la domanda di riconoscimento per antico uso della derivazione d'acqua, ma l'istruttoria rimase per anni sospesa fino a quando, nel 1937, il Ministero dei LL.PP. credette opportuno di proporre il trasferimento della proprietà della rete di Canali, dalla Casa Sanvitale al Consorzio Unico, per addivenire più facilmente al riconoscimento della derivazione stessa. Avviate e concluse le trattative fra le due parti interessate ed esperite le pratiche per il conseguente ampliamento del comprensorio consorziale, il nuovo territorio poteva essere aggregato al Consorzio con R.D. 20.11.1941 n. 7926 e la derivazione d'acqua riconosciuta. Tab. n° 3 – Le tappe storiche della bonifica parmense Inizi del 1600 Gli eredi del Cardinale Ottavio Farnese disciplinano per la prima volta l’esecuzione delle opere di bonifica. 1817/1859 Nascono i comprensori e le Società per opera del Corpo degli Ingegneri. 1821 Disposizioni emanate dal Governo di Maria Luigia sull’applicazione dell’esecuzione e manutenzione delle opere di bonifica idraulica. 1865 Nuovo ordinamento dei lavori pubblici; le Società si trasformano in consorzi idraulici di scolo e di difesa. 1894 Vengono costituiti tre consorzi obbligatori: Ongina-Taro, Taro-Parma e Parma-Enza. 1903/1905 Costituzione dei consorzi obbligatori di Rigosa e Mezzani. 1929 I comprensori di Rigosa e Mezzani vengono ampliati per comprendere tutta la cosiddetta Bassa Parmense. 1930 Costituzione del Consorzio Unico di Bonifica della Bassa Parmense. 1941 Ampliamento del comprensorio con il territorio dominato dalla rete dei Canali Sanvitale. 1984 Riordino territoriale (L.R. 2/8/1984 n° 42 e successive modifiche e integrazioni), nel comprensorio “C” (D.C.R. n° 1241  del 12 marzo 1987). 1987 Modifica L.R. 42/1984 e L.R. 16/1987: soppressione dei preesistenti Consorzi e delimitazione dei nuovi comprensori. Istituzione dei nuovi Consorzi 1988 Istituzione del “Consorzio della Bonifica Parmense”    

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